Feb 24, 2020 Last Updated 6:52 PM, Dec 29, 2019

In ricordo di Giuliano

Pubblicato in Cultura e memoria
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Il 24 giugno 2016 il Comitato Direttivo del Sindacato Pensionati Cgil Abruzzo ha ricordato il compagno Giuliano Colazilli. Il discorso di Renzo Facondi. 

Mi è stato chiesto di ricordare Giuliano. Per me che l'ho conosciuto da piccolo, essendo nati nello stesso Paese, è difficile trovare le parole adatte ad esprimere quanto sia stata importante la sua figura nella mia vita, e poi insieme nella Cgil. E quanto sia profondo il dolore legato alla sua perdita. Anche perché, sono tanti i ricordi di lui e con lui...

Dalla sua casa inaccessibile (tanto era piccola e buia) alla sua frequentazione della Sezione del PCI fin da piccolo. Mentre io e gli altri ragazzi andavamo in chiesa a servire la messa, lui già frequentava la Sezione del PCI, dove un compagno un po' più istruito lo catechizzò al marxismo-leninismo. Dai giochi fatti con gli altri amici (guardie e ladri, soprattutto) alle tante ore passate insieme a scuola. Fin dalle medie era bravo in matematica, una dote innata, e non era per nulla geloso del suo sapere, anzi gli piaceva trasmetterlo agli altri, soprattutto ai più bisognosi. Ricordo una volta che io ero interrogato alla lavagna e non mi ricordavo una formula, lui me la suggerì dal banco, con i segni, senza farlo accorgere alla professoressa. Oppure, la sua passione per la geografia: alle medie conosceva e ricordava le capitali e le bandiere di tutti i paesi del mondo e alla gara delle capitali vinceva sempre.

E poi gli anni della formazione politica, dalle prime lotte per gli autobus sovraccarichi alle schermaglie con i frati per il loro appoggio alla DC; ma il suo capolavoro lo fece con il primo “compromesso storico” (a Pianella), negli anni intorno al 68, con il primo giornalino anticonformista, stampato al ciclostile della Sezione: prima col titolo di “Nuova Gioventù” più vicino al gruppo dei cattolici di sinistra e poi - sulla sua spinta - diventata “Nuova Generazione” dei giovani comunisti!)...Poi, più tardi, fu anche lui che mi portò in CGIL.

Ma, ora che sono passati i momenti della commozione per la sua morte, forse è più importante riflettere sui valori, gli interessi, le passioni che lo animavano e che ci ha lasciato in eredità, a noi e ai suoi cari. Senza fare il solito elenco delle cariche rivestite da Giuliano all'interno della Cgil, che pure sono state tante e importanti, o delle date e degli avvenimenti, voglio provare ad approfondire la sua figura, facendone trasparire le qualità, positive o negative, e la loro importanza.

Secondo me, la passione di fondo di Giuliano, la molla che lo teneva sempre teso, era la voglia di riscatto. Sua, e di tutti i poveri della terra. Un sentimento profondo che gli derivava proprio dalle sue radici. Non solo la povertà materiale, quanto le ingiustizie e i soprusi. A cui reagiva con una grande voglia di superarle senza mai arrendersi. Una forza innata, ma che in grossa parte aveva sviluppato ascoltando le discussioni dei compagni della Sezione e, soprattutto, leggendo i classici del marxismo: Marx – Engels - Lenin. E non solo. In seguito, poi, riletti criticamente attraverso la lettura di quasi tutte le più importanti riviste della sinistra. Lui “Rinascita” se la leggeva tutta, dal primo all'ultimo articolo. Così come “Critica marxista”, di cui aveva la collezione. E poi, alle teorie faceva seguire la pratica della lotta, con gli scioperi, le occupazioni, le manifestazioni. Una lotta non fine a se stessa ma sempre tesa a risolvere problemi, a superare ostacoli, con intelligenza, con abilità dialettica, e senza mai cedere alla rassegnazione.

Tutte conoscenze e strategie che poi ha messo in pratica nella CGIL, nella sua CGIL. Di cui conosceva tutta la storia, da Di Vittorio a Lama, con tutte le dialettiche interne e i rapporti con la politica e gli altri sindacati. Quando azzardavi un tuo giudizio un po' superficiale su una questione, lui subito ti diceva “St'attend, la questione è molto più complessa”, e cominciava a spiegarti... ripartendo dalle origini storiche del problema. Allora ti veniva l'ansia perché sapevi che la spiegazione non sarebbe durata meno di tre quarti d'ora! Però, se avevi la pazienza di ascoltare (senza fare ulteriori domande, sennò i ¾ d'ora diventavano 2 ore!), senza domande, alla fine ti rendevi conto di essere stato veramente superficiale e ne uscivi arricchito e soddisfatto.

Aveva, Giuliano, una conoscenza storica profonda delle questioni politiche e sindacali: contrattazione, organizzazione del lavoro, modello contrattuale, per lui non erano solo parole da utilizzare negli interventi ma concetti studiati e approfonditi e contestualizzati nelle loro varie fasi storiche. Amava in particolare quegli uomini della sinistra impegnati nelle analisi critiche del capitalismo e nella ricerca di nuove soluzioni all'attuale, imperante liberismo. Come Mario Tronti. Circa un anno fa mi disse che non riusciva più a trovare “La politica al tramonto”, un libro di Tronti appunto, non più in commercio. Notai che ci teneva molto, e allora riuscii a procurarglielo tramite la trasmissione “Caccia al libro” di Radio3. E quando glielo portai, quasi non ci credeva.

Un'altra caratteristica di Giuliano era la qualità delle sue relazioni umane. Per niente improntate agli aspetti esteriori o superficiali, ma attente a trasmettere sapere, conoscenze, informazioni, stimoli, fossero di storia recente o greco-romana, di geopolitica o di fisica e astronomia. Forte era la sua capacità di influenzare con la persuasione, orientando le scelte e ottenendo il consenso, vuoi dei lavoratori nelle assemblee che dei pensionati delle leghe. Il tutto sempre nel rispetto delle opinioni e dei diritti altrui, tranne quando – secondo lui – si infrangevano le REGOLE. Ecco, lui aveva un rispetto ferreo per le regole, conosceva quasi a memoria lo Statuto e il Regolamento, ai quali si atteneva scrupolosamente, sia pure secondo le “sue” interpretazioni. Tutte le sue relazioni e i suoi comportamenti erano guidati dalle profonde convinzioni che orientavano il suo pensiero.

Nella maturità, poi, aveva allargato i suoi interessi all'arte e alla musica classica: appena salivi sulla sua macchina (rigorosamente guidata da lui) partiva la Nona di Beethoven! Una passione in comune, per la verità, nata fin da quando eravamo giovani per merito di altri amici nostri, grossi conoscitori di musica classica. A lui, poi, gli piaceva far conoscere e ascoltare agli altri le sue musiche preferite. Ma, sulla musica, non posso non ricordare quella volta che a una festa dell'Unità degli anni settanta si intestardì a far venire a Pianella (abituata a Milva e Orietta Berti) la cantante folk Giovanna Marini, e la sera a sentirla davanti al palco eravamo … solo io e lui!

Un'altra sua passione interessante era la cosmologia, con la quale andava alla ricerca delle origini scientifiche dell'Universo. Lo affascinavano le teorie sulla relatività e la fisica delle particelle, del Big Bang e della materia oscura. E, se lo assecondavi nel farlo parlare, ti affascinava con le sue argomentazioni e con l'entusiasmo con cui le esponeva. Mia moglie, che pure lo conosceva bene, è rimasta colpita da una di queste sue esibizioni di sapere scientifico in una delle ultime visite in ospedale, quando, ormai se pur non rassegnato , aveva la consapevolezza di quello che stava per accadere, ma ebbe la forza e la lucidità di esporre con entusiasmo la teoria di Einstein sulle “onde gravitazionali”!

Insomma, un uomo esemplare, che si è sempre contraddistinto per la spiccata sensibilità, lo spirito riflessivo, la disponibilità all'ascolto e l'abilità nella mediazione e che io ho avuto la grande fortuna di avere come amico e modello di vita.

Concludo, salutando il figlio Vincenzo, a cui raccomando di non abbandonare mai i valori e i principi di suo padre. E un abbraccio ad Annamaria che, finalmente, lo ha capito, ne ha valorizzato le qualità e ha cercato di rendergli la vita meno amara in questi ultimi anni.

Infine, voglio salutarlo con una citazione che forse gli sarebbe piaciuta. “Tra 5 miliardi di anni il mare se ne andrà con il sole. 5 miliardi di anni prima: niente; 5 miliardi di anni dopo: niente. L'uomo è un incidente nel vuoto intersiderale”.

Renzo Facondi Pescara, 24 giugno 2016

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