May 26, 2018 Last Updated 4:11 PM, May 26, 2018

Orizzonti marsicani n.9-2017 A colloquio con Orante Venti Segretario generale Spi Cgil L'Aquila

Pubblicato in Rassegna stampa
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Disoccupazione giovanile, pensioni, disuguaglianze sociali, servizi da potenziare, l'attenzione alle fasce più deboli della popolazione. Ne abbiamo parlato con Orante Venti, già sindaco di Luca, da sempre attento a queste tematiche e da qualche mese segretario provinciale SPI-CGIL.

- Se c'è un tema perennemente 'caldo', che prefigura una sorta di guerra tra le genera­zioni, è certo quello delle pensioni. Dal suo os­servatorio, che tipo di situazione 'fotografa'?  Chiariamo che non esiste nessuna guerra tra le generazioni, semmai esistono generazioni che sono state meglio tutelate ed altre che risultano penalizzate dalle nuove norme sul lavoro e sulle pensioni. Uno dei punti programmatici più im­ portante dello SPI-Cgil è proprio questo: un patto di alleanza tra giovani ed anziani per uscire dalla crisi con maggiore uguaglianza e giustizia so­ciale. Gli anziani sono quelli che hanno più a cuore il futuro dei giovani. Del resto non è un caso che si parli spesso degli anziani come del­ l'ultimo ammortizzatore sociale ancora in grado di offrire un aiuto concreto. Il problema vero risiede nella riforma delle pensioni e ancor più nella mancanza di lavoro per i giovani: se non c'è il lavoro l'unica pensione alla quale si potrà accedere è quella sociale! Discorso a parte riguarda le cosiddette "pensioni d'oro"che sono un'offesa alle pensioni troppo povere.

- Che genere di interventi si potrebbero even­tualmente porre in essere per un riequilibrio del sistema? Per prima cosa bisogna che ci siano le occasioni di lavoro per i più giovani, altrimenti nessun si­ stema pensionistico potrà garantire una pensione equa. Occorre poi correggere l'età prevista per l'uscita dal lavoro, per dare ai più giovani mag­ giori prospettive di lavoro e ai più anziani la pos­ sibilità di collocarsi a riposo prima dei 70 anni. C'è sempre un anziano che si fa carico di un figlio che ha perso il posto di lavoro o di un nipote che non riesce a trovare un'occupazione. Se il nostro paese oggi non è affondato del tutto è anche perché almeno queste relazioni e questa solidarietà generazionale hanno tenuto. Ma per quanto ancora sarà così? Crediamo che nel futuro si dovrà davvero arrivare a ragionare su un pre­ lievo di solidarietà, perchè non è una generazione sola che deve pagare - cioè i pensionati-, ma una classe sociale, quella che negli anni della crisi ha continuato ad accumulare ricchezza.

- Per i giovani la pensione è una sorta di mi­raggio. Anche qui, come intervenire? Bisogna garantire ai giovani la cosiddetta "pen­ sione di garanzia", proposta dal sindacato, par­tendo dalla considerazione che creare occupazione e di qualità è il presupposto più forte, con l'obiettivo di garantire al momento del pensionamento una misura dignitosa. Pensioni e lavoro vanno di pari passo e non possono essere temi slegati se non si vuole costringere una gene­ razione di giovani ad avere come unica prospet­ tiva quella di una pensione da fame. Occorre, pertanto, farla finita con il continuo ricorso al la­ voro nero e precario e con l'idea che i licenzia­menti facili e senza giusta causa risolvano il problema della crescita del paese. Se si vuole mettere mano ai privilegi presenti nel nostro sistema previdenziale si cominci con l'eli­minare quelli che riguardano la classe politica, i manager, i dirigenti e tutti quelli che hanno un'elevata retribuzione da lavoro e da pensione.

- Per quanto attiene al suo ruolo, la situazione in provincia. Quali le problematiche più ur­genti? La nostra azione, in una provincia che per la sua estensione crea maggiori difficoltà organizzative, è essenzialmente tesa a salvaguardare e possibilmente migliorare le condizioni di vita dei pensio­ nati meno abbienti. Ci occupiamo dei piani so­ ciali, della sanità, dei trasporti, della tassazione locale, ecc. In particolare guardiamo con preoc­ cupazione alle cosiddette politiche di razionaliz­ zazione che penalizzano le fasce più deboli della popolazione, a partire dagli anziani. Occorre pun­ tare ad uno sviluppo equilibrato del territorio che eviti lo spopolamento delle aree interne. Tra le prime questioni di quella che, come sindacati confederati, abbiamo chiamato "vertenza Abruzzo", c'è la tenuta del welfare e dei servizi pub­ blici e il mantenimento di standard qualitativi ele­ vati del sistema sanitario, in particolare per quanto attiene le liste d'attesa, i superticket, i posti letto, l'assistenza territoriale e domiciliare, guardando poi a riequilibrare il rapporto ospedale/territorio, sempre con particolare riferimento alle zone in­ terne. Quanto alle politiche sociali, si chiede diga­ rantire risorse e interventi per i piani sociali di zona, per la legge regionale sull'invecchiamento at­ tivo, per le cure a domicilio, per la disabilità e l'in­ fanzia, per il diritto allo studio.

- La CGIL e, in generale, il ruolo, oggi, di sin­dacati che appaiono, forse, indeboliti rispetto al passato... Si, in parte è vero, siamo indeboliti dal punto di vista delle adesioni ma non certo per principi, idee e funzioni. Noi rappresentiamo le categorie più deboli della società, i lavoratori subalterni, i pensionati, i precari, i giovani, le donne ed è a loro che dobbiamo rendere conto. Certo che in una società che cambia, che vive una profonda crisi economica, con tanti disoccupati è normale che ci sia una diminuzione delle iscrizioni al sin­ dacato. Del resto se c'è bassa disoccupazione, i la­ voratori hanno più forza contra ttuale, al contrario se la disoccupazione è alta e dilagano precariato e lavoro nero, il potere contrattuale si indebolisce. Ritengo invece che il ruolo del sin­ dacato sia molto importante, in un periodo in cui sembra che tutti vogliano semplificare i processi decisionali e decidere senza confronto, senza di­ scussioni, con gravi ripercussioni sulla democra­ zia e sui legami tra cittadini e organizzazioni democratiche.

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